about



Roberto Ago is an iconologist, visual critic and artist. He plunges into the hypertext of the vision like an archeologist explores soil stratification, devoting himself to a creative hermeneutics which, although inspired by the great Warburghian tradition, he primarily devises to investigate contemporaneity, setting forth interpretation, deconstruction and criticism of iconic evidences from the most disparate environments and mainly from visual arts. Roberto Ago equally investigates as an writer and as a visual artist.
Alongside a long-standing activity as a writer – he collaborates for a number of renowned art magazines reviewing famous artists, among which Kris Martin, Marcel Duchamp, Franco Vaccari, Ai Weiwei, Pietro Roccasalva, Stanley Kubrick, Urs Fischer – Ago is welcomed in Italian and foreign galleries and art museums where he relishes on showing the precipitates of his research. His interpretative attitude manifests itself in his works as well, so that it's hard to distinguish the two distinct roles of observer and maker. Conversely his experience and familiarity with art making allows him to reach such an empathy with images that some of his writings are rightfully considered works of art themselves.
Ago’s attitude as an essayist also appears both in his textual analysis and his hermeneutical work, where his creativeness pursues the same aim. His outlook is at the same time free and imaginative, detached and comparative, sidelong and vertical, ready to grasp reasons, schemes and laws beneath those existential issues that he estimates as fundamental of his study. Ago's essays on iconology, conceived in the form of works of art, are far from any personal perspective, as they explore commonly shared social contexts: they literally do imagine, reflect, inquire, infer, unmask, allude, thus highlighting heuristic yet touching outcomes. It is hard to divine which of these is Ago's favourite domain: even though the human being is often the core of his explorations, his encyclopaedia reaches manifold fields, concerning both life and knowledge. Observation anyway is of the utmost importance since, if well trained, it can find a meaning in the poorest of the contexts.

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Roberto Ago è un iconologo, critico delle immagini e artista. Immerso nell'ipertesto della visione come un archeologo nella stratigrafia del terreno, dedito a un'ermeneutica creativa volta a indagare, ancorché ispirata alla grande tradizione warburghiana, in primo luogo la contemporaneità, si produce nell'interpretazione, decostruzione e critica di reperti iconici rinvenuti negli ambiti più disparati, a cominciare naturalmente dalle arti visive. Le sue indagini si avvalgono indifferentemente dello scrittore come dell'artista visivo.
Parallelamente a una continuativa attività di scrittura, che lo vede collaborare con importanti magazine d'arte contemporanea per i quali ha pubblicato numerosi articoli e saggi monografici su artisti del calibro – tra gli altri – di Kris Martin, Marcel Duchamp, Franco Vaccari, Ai Weiwei, Pietro Roccasalva, Stanley Kubrick, Urs Fischer, Ago è ospite di importanti gallerie e musei sia italiani che esteri, dove ama esporre i precipitati delle sue indagini. La sua attitudine interpretativa informa necessariamente la sua produzione materiale, tanto che spesso è difficile stabilire dove finisca l'osservatore e inizi il realizzatore. Viceversa, la sua dimestichezza con il fare artistico gli consente una tale empatia con le immagini che alcuni suoi scritti possono considerarsi degni di un lavoro d'arte.

Se la vena saggistica di Ago appare equamente distribuita tra analisi testuale e lavoro ermeneutico, quella creativa è contraddistinta da analoghi intenti. Lo sguardo è a un tempo distaccato e poetico, disgiuntivo e comparativo, obliquo e verticale, pronto a cogliere ragioni, disegni e leggi dietro a quelle istanze esistenziali che egli ritiene essere parte integrante dell'indagine. Scevri da ogni personalismo, ovvero inerenti a contesti sociali massimamente condivisi, i suoi saggi di iconologia sub specie di lavori d'arte letteralmente immaginano, riflettono, interrogano, inferiscono, smascherano, alludono, evidenziando un portato euristico in grado di emozionare. Difficile stabilire quale sia il campo d'azione prediletto, pur avendo nell'uomo il suo oggetto privilegiato, l'enciclopedia di Ago tocca i territori più svariati: quelli del sapere quanto dell'esistenza. Ciò che conta è lo sguardo, che se ben esercitato può scorgere un senso anche nel più infimo dei panorami.

Dario Paiagal